giovedì 15 dicembre 2011

CELLOPHANE - ANGEWANDTE KUNST - Mostra al teatro San Domenico di Crema

La mostra ha inizio con la «Stanza Museo» dove troviamo alcune tele appese di cellophane, ideale completamento dell’installazione «L’ultima cena» all’interno della quale possiamo osservare come l’assenza e la trascendenza convivono nel tempo come segno di un possibile avvenimento.



L’installazione è stata realizzata in collaborazione con Paolo Roderi per la mostra Life is now che si è tenuta nel castello di Arena Po (PV) nel 2007. I cellophane sono concepiti come sovrapposizioni di tele trasparenti in cui lo sguardo dello spettatore può penetrare come in un museo d’arte per osservare, percepire, immaginare un’opera di Raffaello, Rodin, Courbet, Pistoletto… Lungo il percorso della mostra, il visitatore potrà notare la presenza di tracce, che prendono corpo nelle sculture di «Transport. La grande scultura itinerante» realizzate per la ditta ICAS.

Il rapporto di collaborazione tra Gianni Macalli e Paolo Roderi prosegue negli anni e li porta fino all’esposizione della Biennale di Venezia nel 2009 e al progetto «Contaminante» installazioni ambientali realizzate nell’isola della Giudecca a Venezia nel 2011. Queste installazioni sono fruibili ora sotto forma di video collocato in un altro spazio adiacente ai cortili interni del Teatro San Domenico. Nella mostra è presente anche il plastico del progetto del monumento dell’arte organaria della città di Crema, opera vincitrice di un concorso per l’Arte Pubblica.

L’evento più significativo e importante di questa mostra è la creazione di un marchio di produzione artistica, quale sigillo della collaborazione artistica di Gianni Macalli e Paolo Roderi. Il marchio intende dare forma e identità alle «Arti Applicate», inserendole nel mondo della produzione d’impresa, in cui il confine tra arte e design è sempre più sfumato.

La lampada Pingù è il primo modello di un’opera seriale, frutto della collaborazione creativa tra Gianni Macalli e Paolo Roderi, e realizzata dalla ditta VESTA. Questo lavoro di design è qui esposto al pubblico per la prima volta. Luce, colore, materia La luce è colore e il colore luce, quindi uno è la conseguenza dell’altro. Da sempre la storia dell’arte ci propone esempi di artisti che hanno cercato di riprodurre la luce e le sue sfumature, nei loro quadri: alcuni ci sono riusciti, Caravaggio, George de la Tour, gli impressionisti; ma solo dal novecento troviamo artisti che fanno arte usando la luce naturale e artificiale come mezzo di espressione. La loro arte è ancora oggi poco conosciuta dal grande pubblico.

Le radici di questa forma di espressione si possono trovare nel lavoro di Lucio Fontana, che con forme e luci trasforma gli spazi dando vita ai suoi “ambienti spaziali”. È però negli Stati Uniti , negli anni '60 che la light art diviene una manifestazione condivisa da un gruppo significativo di artisti: qui e precisamente a New York il grande collezionista Giuseppe Panza di BIumo, che deve essere considerato un precursore, acquistò le prime opere di light art nel 1968; quelle di Dan Flavin, realizzate con lampade al neon industriali, che riempiono con il loro colore intere stanze e avvolgono il visitatore con il loro colore che cambia a seconda del tempo.

Installate a Villa Panza a Biumo, oggi patrimonio Fai, nella collezione permanente nei Rustici, costituiscono ancor oggi uno degli esempi più significativi di questa forma di espressione. Esiste ormai una tradizione artistica che, mettendo da parte la rappresentazione della realtà, impegna direttamente gli artisti, nella trasformazione della spazio.

Gianni Macalli e Paolo Roderi sono tra i rappresentanti di questa arte, e le loro opere a Crema, in questo spazio storico- architettonico lo confermano. Sin dall’inizio dell’esposizione, ci troviamo in uno spazio che ci incanta e si porta a scoprire lo spazio dove si trova il video, che ci si immerge nella natura, si diviene parte dell’opera e le emozioni degli artisti si mescolano a quelle di chi guarda. Le loro installazioni realizzate ad hoc, per spazi architettonici, sono il risultato di vere e proprie costruzioni ideate da loro, che trasformano con luci e suoni gli ambienti preesistenti in spazi virtuali.

Il risultato riflette il loro modo di costruire la percezione dello spazio e dei luoghi, interagendo con la struttura dell'edificio storico che ospita l’esposizione… è un’avventura che lascia in tutti un’emozione profonda.

Muovendosi tra gli oggetti esposti, si scopre il loro percorso artistico, sempre basato sulla ricerca e conoscenza dei materiali, di un lavoro di bottega, accompagnato da una conoscenza tecnica. Si percepisce un senso dell’ordine e una tonalità di fondo, si sente l’esigenza di un contatto fisico con questa materia trasparente, quasi immateriale, che hanno usato per realizzare i sassi, forme naturali o il colore dei funghi, che amalgamano lo spazio e il visitatore.

Muoversi all’interno della mostra, è un viaggio, che va vissuto, assaporato con calma, lasciando libero sfogo ai sentimenti e alle emozioni. Non si può fare di corsa soffermandosi poco, tutto deve essere vissuto. Ma l'emozione non finisce lì, cambia secondo la luce diurna o notturna che filtra dall'esterno.

Gisella Gellini

La mostra è iniziata il 10 dicembre 2011 e durerà fino al 8 gennaio 2012

ORARI DI APERTURA: da MARTEDI’ a SABATO dalle 16.00 alle 19.00 - DOMENICA dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 16.00 alle 19.00