giovedì 23 febbraio 2012

Straordinaria impresa in Nepal di un cittadino di Peschiera Borromeo

 «”Namaste”, esclamavano i bambini che, meravigliati dal nostro abbigliamento atipico, ci correvano incontro per salutarci. Ripetevano più volte questa strana parola, inizialmente a noi sconosciuta, con le mani giunte
verso il capo. Poi, qualcuno spiegò. Ci dicevano: “Saluto il Dio che c’è in te”, perché per i nepalesi in ogni persona c’è qualcosa di divino – racconta Raffaele Brattoli, al ritorno dalla sua ultima competizione estrema –.
Questa forma di accoglienza mi è rimasta nella mente e soprattutto nel cuore». E tra questi ricordi indelebili,
sensazioni intense e memorie di luoghi unici e mozzafiato ripercorriamo – o riviviamo,
per i più sentimentali – la fiabesca avventura del gagliardo atleta di Peschiera Borromeo che
– dopo Iron man e Ice man (andate a scoprire le precedenti imprese sul quotidiano on-line
www.7giorni.info) – ribattezziamo amichevolmente Sherpa man.

A pensarci bene, un accostamento alla leggendaria figura dello sherpa nemmeno tanto azzardato: entrambi sono di fatto inclini a grandi imprese, abituati a sopportare la fatica oltre ogni ragionevole limite umano, inarrestabili nella loro marcia, dotati di tenacia e di volontà ferrea. Tutto comincia il 13 novembre 2011, con un lungo trasferimento aereo, alla volta di Kathmandu, capitale del Nepal. In questa occasione lo sportivo si è addentrato nel continente asiatico, in quel lontano paese racchiuso tra la pianura del Gange e le vette dell’Himalaya, per prendere parte alla massacrante competizione, organizzata da Racing the Planet, “Nepal Race”.

Un’ultratrail che comprende la percorrenza di 250 km, ripartiti in 6 tappe giornaliere in completa autosufficienza
(acqua esclusa), tra vertiginosi ponti tibetani e antichi gradoni scolpiti nella roccia.